Flussi, ovvero Tutto il Cinema che in Sala non c’è: I Don’t Want to Sleep Alone di Tsai Ming-liang

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Flussi, ovvero Tutto il Cinema che in Sala non c’è: I Don’t Want to Sleep Alone di Tsai Ming-liang

L’Amore Oltre la Solitudine nel Film di Tsai

Restiamo in Oriente, dopo le Filippine di Brillante Mendoza e di Kinatay, andando a Taiwan e in Malesia, terre madri e luoghi d’elezione professionale di Tsai Ming-liang, uno dei registi più premiati degli ultimi due decenni. Dopo i premi per Vive l’amour (’94), Il fiume (’97), The Hole (’98) e Goodbye Dragon Inn (’03), nel 2006 vince il premio FIPRESCI della critica internazionale alla Mostra di Venezia con I Don’t Want to Sleep Alone, drammatica parabola velata di manierismo che ha trovato distribuzione in Italia solo grazie allo streaming di My Movies Live.

Il film racconta la storia di un poveraccio pestato dopo una scommessa persa che trova rifugio nella casa di un operaio, mentre una vicina che fa la cameriera si prende cura di un malato immobilizzato a letto. Il loro bisogno di vicinanza umana li farà incontrare. Chi conosce almeno un po’ stile e poetica di Tsai sa che nella sua sceneggiatura la trama e il racconto in senso meramente narrativo hanno meno importanza del lavoro visivo, del trasmettere qualcosa attraverso i luoghi, le immagini, come una versione ancora più depurata del cinema di Antonioni.

Aperto da un uomo immobile, catatonico che ascolta l’opera (Il flauto magico di Mozart) dando subito argomento e atmosfera del film, Hei yan quan (titolo originale) è ambientato come molto cinema di Tsai in un mondo al collasso, che si sta preparando all’apocalisse, dapprima semplicemente povero e abbandonato e via via sempre più surreale, dominato dall’aria irrespirabile che proviene dai roghi nelle foreste malesi: simbolo del malessere è il capannone, l’enorme palazzo allagato in cui si intrecciano le storie e le presenze dei personaggi. Ma più che mettere in scena il male degli uomini e la loro morte, ribaltando in questo gli echi dell’ultimo Tarkovskij che si sentono qua e là, Tsai racconta una storia di amore doloroso, il bisogno di avere qualcuno a fianco che si prenda cura di noi o, nella peggiore delle ipotesi, ci accompagni alla fine.

In una civiltà in cui si è smesso di parlare, si comunica coi suoni, la musica e soprattutto i corpi, i baci che superano la mancanza d’aria (in una memorabile sequenza), il sesso che diventa lingua nuova: non a caso, I Don’t Want to Sleep Alone è il film di Tsai che segue a Il gusto dell’anguria in cui l’eros arrivava a livelli molto espliciti e il regista sa come dosare i tono surreali e bizzarri senza abdicare alla radicalità di fondo, mescolare le canzoni di Bollywood con inquadrature lunghe e all’apparenza statiche. Il finale, col materasso galleggiante, è l’emblema stilistico di uno dei film più criptici di Tsai, e forse meno appagante di altri, ma che sa come restituire fascino a chi lo cerca in un cinema estremo.

Non essendo più disponibile su My Movies Live (che come un cinema proietta i film per due settimane), potete trovare I Don’t Want to Sleep Alone su Amazon in versione economica o più lussuosa.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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