Lorax – Il guardiano della foresta

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Danny De Vito e Marco Mengoni Voci per Lorax, Nuovo Cartoon Universal

Il Dr. Seuss è uno dei più saccheggiati padri della letteratura per l’infanzia degli ultimi anni, dal Grinch a Ortone. Fino ad approdare a Lorax-Il guardiano della foresta, film animato prodotto da Universal e dalla Illumination di Cattivissimo me da cui arriva anche il regista Chris Renaud, in uscita il 1° giugno ovviamente – perché non si può fare un cartone che in questo modo – in 3D.

Protagonista è Ted, un ragazzino che per conquistare Audrey farebbe di tutto. Persino riportare gli alberi nella sua cittadina dove non esiste più segno di natura né di aria pura. E per farlo deve parlare con Onceler, l’unico che sa tutto di come gli alberi scomparvero. Cinco Paul e Ken Daurio riscrivono il libro di Seuss come  avventura ecologista, fiaba infantile sui danni del progresso che pare orecchiare fantasie hippy di 40 anni fa.

Su tutto, regna infatti una distopia fantascientifica in cui il verde, l’ossigeno, piante e fiori non esistono più, rimpiazzate da sostituti meccanici o da aria acquistabile (dal sindaco che vi lucra) pronta per l’uso: e attraverso il flashback che racconta lo scontro tra Onceler e Lorax, il film si pone anche come riflessione sul capitalismo selvaggio. Primo paradosso, quello dell’ostilità alla produzione di beni di consumo per un film che si baserà sulla vendita di colorati gadget, che mostra la natura sempre un po’ cinica di questo tipo di produzioni: tanto preoccupate della correttezza politica, da sfiorare l’estremismo reazionario e conservatore. Per poi però coprire tutto coi colori e la tenerezza, con la bellezza di un’animazione materica perfetta per la stereoscopia.

La sceneggiatura convince nel mescolare la modernità dell’ambientazione con i versi con cui Seuss chiosava la morale, mentre la regia fa più fatica che in Cattivissimo me a dare l’impatto d’azione, sia anche musicale, a una storia che pare figlia di anni lontani da quelli caciaroni della Dreamworks. Un film trasparente all’apparenza, come giusto in questo tipo di animazione infantile, ma anche ambiguo, come quasi sempre nei cartoon americani. Resta assodato che la scelta di Danny De Vito come voce e forse modello visivo del Lorax è perfetta, in originale, ma perché lasciarlo in italiano solo per sfruttare il nome quando pare di ascoltare un turista che chiede informazioni (se la cava bene invece Marco Mengoni)? Misteri del marketing. Altro paradosso di un film che sembra “politicamente” all’opposto.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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