Men in Black 3 di Barry Sonnenfeld

Cantanapoli torna a Roma! Il Musical con Giò Di Sarno
21 Maggio 2012
Star Comics – Anteprime Giugno 2012
23 Maggio 2012

Men in Black 3 di Barry Sonnenfeld

Sonnenfeld Ritorna al Futuro ma Senza Convinzione

Per avere subito il tono e il tipo di film che ci si trova davanti con Men in Black 3, basterebbe vedere la scena in cui Emma Thompson si riduce a recitare (per pochissimi istanti) facendo smorfie per far ridere. Ecco, il terzo film della serie, diretto come gli altri da Barry Sonnenfeld, è uno di quei film che si permettono il lusso di sprecare grandi attori in nome dello spettacolo. Ma ne vale la pena?

La trama vede J impegnato a salvare il suo collega K ucciso in missione. Come fa a salvarlo da un temibile e longevo nemico? Tornando indietro nel tempo, al 1969, quando conoscerà il giovane K a ridosso dello sbarco umano sulla Luna, il momento in cui tutto è cambiato. L’abusata idea del viaggio nel tempo per cambiare il futuro è merito della sceneggiatura di Etan Cohen (quasi omonimo di uno dei due fratelli di Non è un paese per vecchi) che recupera senza scrupoli il Ritorno al futuro di Zemeckis – di cui questa sembra una versione più grezza – e realizza una action-comedy fantascientifica senza verve.

Vero scopo del film, oltre quello di inserirsi in un marchio di successo, ma che non funzionava già dal 2° film, è quello di sfruttare la nostalgia per il vintage che domina la cultura occidentale: partendo dal successo della serie tv Mad Men, Sonnenfeld pare più interessato a strizzare l’occhio che a divertire lo spettatore, tra ammennicoli anni ’60 e ’70, divertenti prese in giro (su tutte quella della Factory di Andy Warhol) e in-jokes sui personaggi comprensibili solo a che conosce le altre pellicole. Purtroppo, manca tutto il resto, la fantasia, l’avventura, l’azione e le invenzioni fantasiose, limitate al design delle creature (opera del maestro Rick Baker), e nonostante tutto ruoti attorno al tono da mattatore di Will Smith – che comunque appare più svogliato del solito – è proprio lo spirito che pare mancare.

Si ride forse, ma tutto il resto è messo in piedi in un modo poco credibile, quasi a voler certificare la natura del tutto industriale dell’operazione, che culmina in un finale a suon di pathos che non si confà al film né alle corde di Sonnenfeld. Progetto quasi fallimentare, indietro coi tempi anche sul versante del mero intrattenimento che si riscatta in parte solo per la professionalità degli effetti speciali e per il muso imperdibile di Josh Brolin. Tutto il resto è di seconda mano, ma non proprio usato sicuro.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.