Chronicle di Josh Trank

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La Potenza è Nulla Senza Controllo nel Film d’Esordio di Trank

Con lo slogan «La potenza è nulla senza controllo!», una nota marca di pneumatici ha pubblicizzato per anni i modelli prodotti e lanciati nel mercato dell’automobilismo internazionale. Uno slogan che può calzare a pennello anche per un film destinato al circuito cinematografico come Chronicle, opera prima di Josh Trank. Nelle sale nostrane a partire dal 9 maggio con la 20th Century Fox, il fanta-teen movie diretto dal giovane regista californiano classe 1985 è di quei progetti capaci di calamitare a sé l’attenzione di flotte di spettatori solo con qualche immagine promozionale o con una manciata di righe di sinossi. Il film ci trascina nella quotidianità stravolta di tre liceali che, in seguito a un’incredibile scoperta, sviluppano capacità paranormali ben oltre l’immaginazione. Mano a mano che imparano a controllare le loro abilità e a usarle per i propri benefici, le loro vite cominciano a sfuggire al controllo e il lato oscuro prende il sopravvento. Dunque, niente di più gustoso per il palato degli appassionati del genere, peccato che il risultato finale, seppur ampiamente al di sopra della sufficienza, non soddisfa in pieno le attese.

La mancanza di originalità e la penuria di guizzi narrativi riscontrati sul versante della scrittura non permettono al film di rispettare le suddette aspettative, a differenza di una resa visiva che consegna allo sguardo della platea di turno uno show pirotecnico di discreto livello. Il merito è della qualità indiscutibile degli effetti speciali e della regia eclettica di Trank, che hanno reso possibile la messa in quadro di moltissime scene degne di nota: dalla partita di football tra i cieli all’adrenalinico conflitto finale, nel quale l’intera città viene rasa al suolo dalla furia distruttiva di uno dei protagonisti. Insomma, un tipico esempio di quando la tecnica e lo stile prevaricano e fagocitano la componente drammaturgica, quest’ultima non sempre all’altezza delle potenzialità intrinseche dell’operazione. Siamo al cospetto di una storia incentrata su anti-supereroi, decisamente scorretta e controcorrente se si pensa alla vagonata di film (cine-comics in primis) lanciati sul grande schermo con lo scopo di riportare l’ordine dove vige il caos. Qui la distruzione sono loro a portarla e a cercare di arrestarla solo quando si è oltrepassato di gran lunga il limite. Che siano degli adolescenti a custodire nelle proprie menti questo enorme potere può in un certo senso destabilizzare, creare fraintendimenti, dare cattivi esempi, ma questo è un altro paio di maniche. Resta il fatto che Chronicle è un’esperienza audiovisiva da fare senza alcuna pretesa, se non quella di lasciarsi trascinare in un vorticoso spettacolo dinamitardo a buon mercato che diverte senza lasciare però a bocca aperta.

La scelta di raccontare questa storia che mescola elementi fantascientifici con azione e dramma attraverso la tecnica del P.O.V. (acronimo point of view shot), ossia della ripresa in soggettiva realizzata con un apparato di registrazione, è lo specchio che riflette la siccità di idee e l’incapacità di tanti sceneggiatori di scuola hollywoodiana di svincolarsi dalle mode del momento. Se in The Blair Witch Project, Cloverfield, Troll Hunter o Rec, il meccanismo regge dal primo all’ultimo fotogramma utile senza mostrare segni di cedimento, nel film di Trank le forzature fanno in più di un’occasione capolino (vedi la scena dell’ospedale che precede il conflitto finale oppure quella della rapina), prendendo il sopravvento su tutti quei momenti dove la molteplicità degli occhi elettronici (telecamere di sicurezza a circuito chiuso, cellulari, web cam, ecc…) offrono controcampi decisamente più interessanti e credibili.

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