Maternity Blues di Fabrizio Cattani

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Maternity Blues di Fabrizio Cattani

L’Infanticidio Secondo Cattani

Ogni donna matura desidera diventare madre; la gravidanza, con le sue ansie e le sue paure, è una cosa meravigliosa, un universo nuovo da scoprire, un’esperienza unica. Ma subito dopo il parto, al termine della maternità, una donna può sentirsi depressa e ha la sensazione di essere incapace di occuparsi adeguatamente del bambino appena nato. Molte donne, in preda gli sbalzi ormonali, si sentono anche colpevoli non di essere al massimo della gioia, diventando smisuratamente emotive ad ogni considerazione da parte dei propri cari.

La depressione post-partum è uno stato mentale di smarrimento e malinconia persistente che porta la donna a commettere gesti crudeli e brutali; quante volte gli speciali tv in prima serata ci hanno offerto ore di spettacolarizzazione della morte cruenta di un bebè? E quante volte, con sdegno, abbiamo bollato le madri omicide come pazze, fuori di testa, cattive? La televisione ha trovato, in anni di tragedie, terreno fertile per raccontare il senso smarrito della maternità ma, fino ad oggi, nessuna pellicola italiana aveva raccontato questi drammatici casi. A sette mesi dalla presentazione al Festival di Venezia, Maternity Blues, l’opera seconda di Fabrizio Cattani, arriverà sul grande schermo il prossimo 27 aprile.

Quattro donne diverse tra loro, ma legate da una colpa comune: l’infanticidio. All’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze. Dalla convivenza forzata germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti. Clara, combattuta nell’accettare il perdono del marito, che si è ricostruito una vita in Toscana, sconta gli effetti di un’esistenza basata su un’apparente normalità. Eloisa, passionale e diretta, persiste ogni volta nel polemizzare con le altre, un cinismo solo di facciata. Rina, ragazza-madre, ha affogato la figlia nella vasca da bagno in una sorta di eutanasia. Vincenza, nonostante la fede religiosa sarà l’unica a compiere un atto definitivo contro se stessa. Ha ancora due figli, fuori, e per loro riempie pagine di lettere che non spedirà mai.

L’infanticidio, non ha alibi e giustificazioni e il film di Cattani tratta questo tema doloroso con dolcezza e discrezione per il dolore altrui, non condanna e non assolve. Maternity Blues è un film importante, che ogni coppia dovrebbe vedere; è uno spaccato della realtà umana che si presta ad una liberazione, alla manifestazione svincolata della sofferenza interiore. La donna che uccide il figlio desiderato ed amato, non è una psicopatica, è una mamma che ha bisogno di calore, di umanità, di protezione, di amore, di dialogo. Gesti e sentimenti questi che, come dimostra Maternity Blues, sono un’illusione quando ci si trova totalmente sole ad affrontare la vita.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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