Eravamo bambini abbastanza
L’Altra Faccia dell’Odio

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Eravamo bambini abbastanza
L’Altra Faccia dell’Odio

La verità è che stavo bene. Ormai ci voleva un amore più forte, o semplicemente una forza più forte, per portarmi via. Mi ero abituato. Se allora qualcuno mi avesse detto: ormai stai bene con il Raptor, avrei negato, mi sarei ribellato. Scoprire che c’era voluto così poco, pochi giorni, per dimenticare mia madre, mio padre, il bambino che ero stato, mi avrebbe fatto paura.

Il libro di Carola Susani edito dalla coraggiosa Minimum Fax, è quasi un pugno nello stomaco, un rovesciamento di tutto ciò che pensavamo di sapere dell’infanzia: sette bambini rapiti da un uomo che chiamano il Raptor – perché ricorda con il suo modo di fare il predatore estinto, il velociraptor – se ne vanno in lungo e in largo per l’Europa. Viaggiano insieme o separati su mezzi di fortuna; bastano a loro stessi e non hanno bisogno di minacce o punizioni per non fuggire, perché in fondo basta trovare qualcuno a cui voler bene per sentirsi in famiglia.

Per Manuel – la voce narrante – bambino rapito nel parcheggio di un supermercato, per quanto sorprendente, la vita vera è quella con i suoi nuovi compagni e con quella misteriosa figura che si dice essere un teologo eretico diretto a Roma per incontrare il Papa. Non è più  “questa – la scuola, i genitori, i regali di compleanno, la piscina – che è come un giro in giostra, un esercizio finto che non allena la mente“.

Il percorso delineato dalla Susani ha un arrivo annunciato, ma non per questo la lettura ne risulta impoverita, perché come ogni romanzo di formazione che si rispetti, è il viaggio ciò che conta, con le sue peculiarità rituali e iniziatiche. Eravamo bambini abbastanza è una favola nera che entra a schiaffo nelle letteratura contemporanea sovvertendo il falso mito che l’infanzia debba avere i toni della purezza e dell’incoscienza.

La comunità autosufficiente che Manuel, Ana, Dragan, Tania, Catardzina, Alex, Leonid e Filip mettono in moto ha la seriosità di un gioco in cui si rispettano regole ben precise e ad ogni errore ci si aspetta una punizione. Le fragilità puerili cedono il passo ad un disegno più grande che ne limita il manifestarsi cosicché ognuno di questi piccoli esseri trovino nell’emblematica figura del Raptor, la guida, il mentore, il Pifferaio Magico da difendere e a cui voler bene.

Un lieto fine dolce-amaro ristabilirà l’equilibrio delle cose, ma da quel momento in poi il mondo assumerà i contorni sbiaditi di una storia che non dice la verità, perché quella è già stata raccontata quando eravamo bambini abbastanza.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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