The Hunger Games: approcci videoludici alla visione

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The Hunger Games: approcci videoludici alla visione

The Hunger Games: approcci  videoludici alla visione

Rivelazione al botteghino praticamente in ogni mercato in cui sia stato presentato, The Hunger Games, film diretto da Gary Ross, scritto sulla base del best seller di Suzanne Collins, è già per queste sue caratteristiche un prodotto cross-mediale degno d’attenzione.

Sulle pagine di Four Magazine abbiamo già dato spazio al film, sia grazie al bell’articolo di Adriano Ercolani che alla recensione di Emanuele Rauco, pertanto non ci soffermeremo a parlarne ulteriormente in termini filmici, ma andremo a considerare un paio di spunti che il film ci dà in merito alla teoria della “gamification” e all’applicazione, in un contesto fantascientifico e distopico, delle teorie di Jane McGonigal, il cui interessantissimo libro “La Realtà in Gioco” abbiamo recensito di recente.

Come noto, The Hunger Games è il nome dato a una competizione nata in un non meglio specificato paese come forma di ricordo di una grave ribellione sedata nel sangue. Al contempo il gioco è soprattutto una forma di controllo e sottomissione, pensata per evitare che il popolo si sollevi nuovamente contro un regime totalitario che nasconde il suo pugno di ferro nel più canonico dei guanti di velluto.

Che sia proprio un gioco, e la sua spettacolarizzazione televisiva, a rappresentare lo strumento di controllo sulla società non dovrebbe stupire: “panem et circenses” è un motto noto dai tempi dell’antica Roma, e in tal senso è emblematico che il gestore di questo immenso circo mediatico sia chiamato con il nome di “Seneca”.  Il valore sociale del gioco è poi un tema studiato ampiamente da teorici di rilievo come Huizinga e Callois e capace di dare origine a una vera e propria disciplina a se stante, quella dei game studies, che trova nel videogioco il suo campo di ricerca più avanzato e forse nelle teorie sull’uso del gioco per modificare la realtà i suoi aspetti potenzialmente più rivoluzionari.

Nella trasposizione cinematografica, The Hunger Games, oltre a riprendere il concetto abilmente strutturato dalla Collins, offre una costruzione audiovisiva che si fa forte di un immaginario collettivo ampiamente plasmato dai videogiochi: è così che il gioco di sopravvivenza ha luogo in un ambiente che mescola reale e virtuale in modo molto più simile ad un videogame che ad una simulazione. Questo avviene principalmente in virtù dell’uso di uno strano meccanismo, che il film non spiega, attraverso il quale ad esempio elementi costruiti al computer diventano minacce o bonus reali all’interno dell’arena, gli effetti dei medicamenti hanno del miracoloso, il tempo e le condizioni atmosferiche variano al comando di una regia che opera tramite delle futuristiche console, con effetti grafici che richiamano, fra gli altri, soprattutto Assassin’s Creed e il suo “Animus”,  sebbene solo in termini estetici.

Anche la presenza di punti di ripresa impossibili, generati spesso dal nulla così come le suddette minacce e bonus, rimandano a specificità proprie più di un ambiente virtuale che di una concreta realtà, impressione che si accentua su un piano estetico anche in virtù delle modalità con cui sono espressi su schermo gli stati alterati cui è sottoposta la protagonista in alcune circostanze.

Il videogioco diventa così in The Hunger Games, un elemento costitutivo della realtà, non più qualcosa di altro rispetto ad essa, viene meno lo stesso concetto di soglia e il tutto assume profili molto discutibili sul piano tecnico, ma estremamente affascinanti su quello estetico e concettuale. The Hunger Games è in tal senso un ottimo esempio di come le modalità espressive e diegetiche di Film e Videogioco possano essere intrecciate rendendo il prodotto finale, in questo caso un film, una sintesi affascinante ed efficace delle possibilità di comunicazione della nostra realtà.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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