Four Magazine incontra Marco Guazzone & STAG, la band che insieme a lui ha debuttato il 17 Aprile con l’album “L’atlante dei pensieri”

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Four Magazine incontra Marco Guazzone & STAG, la band che insieme a lui ha debuttato il 17 Aprile con l’album “L’atlante dei pensieri”

Rivelazione dell’ultima edizione di Sanremo, con la sua “Guasto” Marco Guazzone di è fatto notare tra le file delle giovani proposte, con un sound fresco, romantico ed accattivante. Paragonato a Muse e Coldplay, per lui è solo un grande complimento che attesta la nuova ondata di intuizione musicale che sta cercando di proporre in Italia. Alle spalle aperture di concerti illustri per artisti stranieri come Moby e Suzanne Vega, e scelto fra tanti con un suo remix in un concorso indetto dai Radiohead.  Non è da solo il cantautore romano, che debutta con il suo primo album  di poesie in musica “L’atlante dei pensieri”, per l’etichetta indipendente SunnyBit e distribuito da Self , insieme al suo gruppo, gli STAG, compagni di tanti live in giro per l’Italia ma soprattutto molto presenti sulla scena romana, e parte attiva di un progetto che ha sfornato questo gioiellino di brani in italiano e inglese. Di questo primo lavoro Gino Castaldo su La Repubblica scrive : “Che sia stato notato a Sanremo è un puro caso. L’esordio di Guazzone è una bella sorpresa per la musica italiana. Raffinato, attuale, cosmopolita e ricco di invenzioni melodiche. Ci voleva.”

Incontro Marco Guazzone e gli STAG durante le prove del tour che li porterà in giro per la maggiori città italiane, in un continuo suggerirsi e condividere idee nuove e soluzioni musicali per riuscire al meglio in quelle ore di live intenso che li attende. Risponde alle domande di Fourzine, Marco Guazzone, supportato dalla band intorno a lui.

Dopo tanta gavetta siete alla vigilia di un tour che vi porterà Live nelle grandi città italiane, come state vivendo la cosa? Siete abituati ad esibirvi e quindi sono “solo” altri show, oppure sentite la pressione?

Sicuramente siamo abituati, anche se forse uno non si abitua mai. La pressione c’è però,  perché si muove con noi anche una squadra grandissima, che è quella di Live Nation , che ha deciso di investire e lavorare con noi. La cosa ci spaventa un po’, ma al contempo ci stimola a lavorare al meglio.

Forse qualcuno ha già assistito ai vostri live in questi anni, che spesso però erano in ambienti più intimi rispetto ai palchi che andrete a calcare: cosa ci dobbiamo aspettare da questo tour?

Idealmente non cambia molto, abbiamo insistito che i contesti non fossero troppo differenti  a gli spazi in cui siamo abituati a suonare. Ci saranno delle novità, semplicemente dettate da delle nuove idee che ci sono venute, ma non sono pensate poiché andremo a suonare  in posti diversi. Avremo modo di raccontarci attraverso questo concerto, con delle cose nuove che stiamo sperimentando, quindi sicuramente regaleremo dei momenti nuovi.

Di certo non siete arrivati impreparati a Sanremo, al giorno d’oggi è necessario andare in televisione, che sia il Festival o un talent, per essere notati?

Sicuramente son dei passaggi importanti perché è un compromesso che ti permette di guadagnare tanta visibilità. Secondo me ci sono dei modi per farlo in maniera sana e genuina, e Sanremo è uno di questi perché rispetto ad un talent ti permette di cantare un tuo brano e in più ti permette di suonarlo insieme ad un orchestra. Diciamo che in televisione sono importanti i compromessi:  ci si va ,ma bisogna stare attenti che non venga snaturato il progetto musicale.

Durante la settimana di Sanremo spesso vi siete esibiti per le strade della città, come è nata l’idea di “regalare” musica?

L’idea è nata da Stefano, quindi lascio la parola a lui.

Stefano Costantini : Abbiamo provato a condividere la nostra musica e anche quella degli altri, facendo le cover sia di successi passati di Sanremo, sia dei giovani in gara con noi. Anche per cercare di azzerare il concetto di gara, il concetto Sanremese di gara. E poi suonare Live è quello che facciamo sempre, e abbiamo pensato che la cosa migliore fosse portarla ovunque andassimo.

Su YouTube le visualizzazioni di cover in cui vi siete esibiti, come “Ma che Freddo fa” o le concorrenti “Carlo” ed “E’ vero”, hanno spopolato, come mai credete che queste reinterpretazione abbiano avuto tanto successo?

Intanto è un modo per mostrare i nostri ascolti: quali sono le cose che ci piacciono, che ci hanno fatto crescere proprio a livello di influenze musicale. Poi secondo me è un momento prezioso in cui si possono riportare in chiave attuale dei brani. Ovviamente senza stravolgerli poiché funzionavano già, però si può dimostrare che la musica italiana ha avuto un periodo d’oro e  reinterpretando dei brani che hanno fatto la storia della musica, si può far capire che la musica italiana può tornare a vantare un primato, non solo in Europa ma anche nel mondo.

Stefano a Sanremo hai avuto la possibilità di dirigere l’orchestra durante l’esibizione di Marco , come è stata la tua esperienza?

Stefano Costantini: La cosa più bella di questa esperienza oltre al fatto di dirigere un’orchestra, con un pezzo scritto ed arrangiato da noi, è che è stato anche un modo per essere rappresentante di  tutti noi che ‘mancavamo’ sul palco. Infatti indossavo anche la maglietta che il nostro cervo “Stag”, quindi quello è stato il motivo principale per cui ero lì, poi ovvio è stata un esperienza davvero importante ed emozionante.

Il vostro album “L’atlante dei pensieri” è uscito il 17 Aprile , come è stata la risposta da parte del pubblico?

Già non si trova in giro, ma è perché sono uscite varie copie che sono state sparse in giro per la penisola e c’è stata una risposta incredibile. Che a noi sorprende un po’, dato che è il primo nostro supporto materiale: anche per noi fa strano averlo tra le mani, e quindi è stata una bella sorpresa perché siamo già in ristampa.

A quale canzone dell’album siete più affezionato e perché?

Inizia Andrea Benedetti, alla chitarra “A me piace molto La mia Orchestra, perché inizialmente era nata con un altro tipo di arrangiamento rispetto a quello che si trova ora nell’album. E devo dire che i violini  e l’atmosfera che  crea, donano una magia che solo al termine del viaggio del nostro album poteva stare. Non è un brano che ci lancia, è un brano che veramente ci fa arrivare, ogni volta che lo ascolto sembra quasi non appartenere a noi: me ne sorprendo tantissimo.” Continua  Stefano Costantini alla tromba “Di sicuro Antidote :penso sia quel mondo anni ’80 che noi adoriamo tanto e quindi è una chicca particolare all’interno dell’album.” Giosuè Manuri alla batteria ci rivela che “Il mio brano preferito è Il principe Davide, mi trasporta in un altro mondo dal primo accordo. Mi porta in altri cosmi, in altri regni.”  Marco Guazzone , al piano e voce: “La mia preferita è Atlas of tought, che all’interno dell’album è il brano più vecchio, ed è forse il primo che segna ,per quanto mi riguarda ,un’evoluzione di quello che è stato per me, fare musica. Da quello che ero da solo, è il primo brano che è stato scritto con l’idea di altri strumenti  ,pensando all’intervento di altre anime musicale. E in più ha delle atmosfere che toccano delle corde emotive.” Conclude ‘sentimentalmente’ Suelo Rinchiusi al basso : “Anche per me è  Il principe Davide perché è il pezzo preferito da mio nipote.”

Nell’album si può notare che nella maggior parte dei brani, i testi non sono del tutto positivi, a volte con una vena malinconia, mentre gli arrangiamenti si, sono più allegri : come mai questa scelta?

E’ un contrasto sicuramente non deciso a tavolino.  Forse attraverso la musica, un testo che non dico cupo, ma triste può essere portato in una direzione positiva e costruttiva. Quindi se c’è un messaggio triste nel testo, nella musica c’è un messaggio di speranza… Che forse arriva ancora di più delle parole , perché quello che ti rimane di più di una canzone è la musica, quindi è un contrasto che blocca, secondo me, in maniera positiva, delle situazioni difficili.

Prima di Sanremo, Marco, eri conosciuto per lo spot di San Valentino della Fox con “Love Will Save Us”, come mai non è stata inserita nell’album?

Perché avevamo tanti altri brani che volevamo proporre in questo primo lavoro.Ma non escludiamo di poterlo inserire in un prossimo album anche perché è un brano che ha subito tanti cambiamenti, tante evoluzioni, e sentiamo che può arrivare ad un’altra fase, perché ad esempio l’ultima evoluzione è stata con il Coro Polifonico Overture giù in Sicilia. Ed è un brano che continua a sorprenderci e appena avremo trovato una forma, che non dico sarà quella definitiva, ma quella che ci rappresenta di più o ci sorprenderà di più, sicuramente è nostra idea inserirla in un album.

Intervista di Serena Concato

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