To Rome with Love di Woody Allen

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Woody Allen Guarda Roma con Occhio Prevedibile

Considerando le traiettorie europee delle recenti produzioni del cinema di Woody Allen non era difficile prevedere che prima o poi anche il Colosseo, piazza Venezia e i vicoli di Trastevere sarebbero stati lo scenario di una sua nuova sortita transoceanica: infatti è pronto a raggiungere gli schermi italiani To Rome with Love, l’ultima fatica cinematografica del regista newyorkese che continua il suo tour lontano da Manhattan alla ricerca di nuove atmosfere e nuovi stimoli estetici.

Con una struttura episodica che intreccia temporalmente segmenti narrativi a sé stanti Woody Allen ripropone schemi già ampliamente collaudati: un noto architetto (Alec Baldwin) giunge nella Capitale, dove ha trascorso gli anni della giovinezza e incontra uno studente (Jesse Eisenberg) che gli ricorda il suo passato. Il ragazzo, che si è momentaneamente stabilito a Roma con la sua ragazza (Greta Gerwig) è travolto dai sentimenti inaspettati per la migliore amica di quest’ultima (Ellen Page). Contemporaneamente una coppia di sposini (Alessandra Mastronardi e Alessandro Tiberi) giunge da Pordenone per incontrare alcuni parenti con un’attività imprenditoriale ben avviata, nella speranza di poter lasciare il Friuli e dare inizio a una nuova vita: una serie di imprevisti li porterà a separarsi e mentre lei finirà preda del corteggiamento spietato di un attore sciupafemmine (Antonio Albanese), lui si ritroverà coinvolto in uno scambio di persona che lo porterà a presentare ai suoi parenti, in vece di sua moglie, un’appariscente e spiritosa prostituta (Penelope Cruz). Allo stesso tempo un’altra coppia di coniugi è in arrivo su Roma, per raggiungere la figlia ventenne che si è innamorata di un avvocato romano: per il futuro “padre della sposa” (lo stesso Woody Allen, al suo ritorno davanti alla macchina da presa a sei anni da Scoop), regista d’opera in pensione, inizia una bizzarra ripresa della carriera dal momento che deciderà di promuovere il talento del futuro consuocero che a dispetto della sua professione (impresario di pompe funebri) ha un inaspettato talento vocale.

Allen arriva a Roma con lo sguardo svogliato di un turista poco curioso, pronto non tanto a immergersi e assorbire l’energia di un nuovo luogo quanto piuttosto desideroso di riconoscere e catalogare tutti quegli elementi stereotipicamente rassicuranti che è convinto di ritrovarvi: “Per gli americani è difficile comprendere Roma: Parigi, Londra ma anche Madrid hanno qualcosa in comune con le nostre città. Roma ha qualcosa di esotico nel modo di vivere, è diversa nei colori, nei profumi, nell’atmosfera” ha dichiarato il regista nel corso della conferenza stampa di presentazione del film ed effettivamente sembra proprio che alla base di To Rome with Love ci sia una concezione preliminare dell’Italia e della sua gente totalmente ancorata a una serie di cliché poco aderenti alla reale fisionomia del Paese.

Con palesi riferimenti alla commedia all’italiana e ai grandi autori del cinema italiano (Fellini su tutti) Allen tratteggia il ritratto di una Roma che non esiste se non nelle aspettative di chi non la conosce: eppure il regista di Manhattan all’interno di questa cornice idealizzata fatta di roof-garden lussuosi, famiglie che si riuniscono in tavolate sempre affollate e colorate, personalità esuberanti e rumorose, cerca di trovare una lettura irriverente e spiritosa dell’animo schizofrenico di un Paese che contrappone alla sua bellezza struggente parentesi di superficialità e frivolezza, fra smanie di successo poco meritocratiche, arrivismo, escort e un perbenismo di facciata che trova ben pochi riscontri nelle condotte degli individui. L’Italia del film è una terra affascinante e un po’ ambigua, pervasa da una piacevole atmosfera easy going che si traduce nell’atteggiamento rilassato e positivo di chi la abita: non siamo ai livelli di artefazione pura di altri prodotti cinematografici recenti made in USA dedicati al nostro Paese (basti pensare a Mangia, prega, ama di Ryan Murphy) ma all’italica fotografia di To Rome with Love manca una decisiva zampata ironica che incornici le convenzioni e le trasformi davvero in materiale di riflessione, sia pure attraverso i canoni dell’intrattenimento.

Il fatto è che – come spesso a dire il vero pare sia accaduto negli ultimi anni – sembra che al cinema di Woody Allen manchino idee davvero originali (fatta salva forse l’esperienza francese di Midnight in Paris) e che la sua filmografia si stia accartocciando su se stessa, anche a causa dei ritmi di lavorazione forsennati di un regista che sforna un film all’anno, e le trasferte europee – che sulla carta si presentavano come considerevole opportunità di rinnovamento – non sembrano aver giovato troppo alla creatività del regista: d’altronde però Allen ha anche candidamente confessato che per lui il cinema è ‘una distrazione’, “Mi aiuta a non pensare a tutti i problemi della vita che non riesco a risolvere, non mi fa rimuginare su quanto sia tremenda l’esistenza”.

C’è da sottolineare che rispetto agli esiti di altre recenti sortite lontane da New York (basti pensare allo spagnolo Vicky, Cristina, Barcelona) in To Rome with Love Allen sembra gestire i diversi caratteri del film con maggiore lucidità, passando dagli schemi tipici della sophisticated comedy al più classico dei triangoli amorosi proseguendo verso la commedia degli equivoci dall’impronta fortemente italiana: le dinamiche però sono fin troppo oliate, la prevedibilità è sempre in agguato e malgrado il tono generale della narrazione sia nelle intenzioni decisamente volto al grottesco e al surreale il film non sembra possedere una verve esattamente trascinante.

Per ora pare che il tour alleniano nel Vecchio Continente si conceda una pausa: nel corso dell’incontro con la stampa il regista infatti ha smentito categoricamente la possibilità di una sua nuova produzione europea a Copenhagen (come invece avevano suggerito numerosi rumors nei mesi scorsi) e ha fornito qualche vaga notazione geografica rispetto al suo prossimo lavoro. “Si svolgerà un po’ a New York” ha dichiarato “ma soprattutto a San Francisco”, che da molti è considerata la città statunitense ‘più europea’.

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