Diaz, Parlano Vicari e il Cast

Diaz di Daniele Vicari
21 Aprile 2012
Ciliegine di Laura Morante
21 Aprile 2012

Fra Democrazia e Diritti Civili l’Incontro di Vicari e del Cast con la Stampa

“Cos’è la nostra democrazia? Che senso ha vivere in Paese democratico?” sono queste le domande cardine sulle quali si articola la seria riflessione di Daniele Vicari sul tema dei diritti civili e la loro sospensione durante gli efferati fatti di violenza perpetrati a Genova nel 2001: in occasione dell’affollatissima conferenza stampa romana, il regista di Diaz – Don’t clean up this blood (accompagnato dal cast del film e dal produttore Domenico Procacci) ha raccontato le motivazioni del suo progetto e il valore dell’esigenza civica – oltre che morale – di restituire visibilità al massacro della Diaz e della caserma Bolzaneto.

“Il film non nasce come ricostruzione storico-politica degli eventi” spiega Vicari “il mio obiettivo è indagare il senso”.

Diaz è interamente costruito sulla base delle carte processuali, nel pieno rispetto dell’effettività degli avvenimenti raccontati: al di là infatti di qualche leggera alterazione narrativa (perpetrata perlopiù per non appesantire il risultato finale con didascalismi facilmente risolvibili con qualche modifica in fase di scrittura) il film è un ritratto fedelissimo di ciò che accadde in quella che Amnesty International ha definito ‘la più grande sospensione dei diritti umani in un Paese democratico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale’: “in realtà è successo molto di peggio, ma se avessimo raccontato tutto avremmo realizzato un film insostenibile. Ci siamo liberati dai nomi dei personaggi, sia dei poliziotti che delle vittime, il che ci ha aiutato a esprimerci più liberamente anche dal punto di vista narrativo. Nel personaggio di Alessandro Roja (in sala coi Più grandi di tutti)per esempio sono state condensate tante esperienze raccolte nelle testimonianze”.

Vicari respinge ogni spunto di polemica anche nei confronti della circolare del Ministero dell’Interno che obbliga gli agenti di Polizia a non rilasciare dichiarazioni e commenti su “pellicole cinematografiche che affrontano la ricostruzione storica di eventi relativi ad attività di Polizia in situazioni ordinarie e straordinarie”: “Credo che il film possa essere una buona occasione di riflessione sul ruolo e la funzione dei nostri organi di difesa. Privatamente tutti i poliziotti che abbiamo incontrato nel corso della lavorazione hanno manifestato una nota critica nei confronti degli eventi, ciascuno chiaramente con sfumature differenti. Questo comunicato non mi fa effetto, non credo che i singoli poliziotti debbano esporsi ma credo che sia arrivato il momento che lo Stato dia delle risposte.”

“Alla Diaz e a Bolzaneto è stato perpetrato un comportamento criminale, non so se le scuse alle vittime possono essere sufficienti perché lì la prima vittima è stata la democrazia” prosegue il regista che non cerca di elaborare teorie sulla vicenda e rigetta la definizione di ‘cinema civile’ , sostenendo che enucleare il senso degli avvenimenti aiuti il cinema a non invecchiare: “non sono capace di fare affreschi storici e solitamente questo genere di operazioni non mi convince neanche da spettatore”.

I fatti di Genova sono stati un evento mediatico straordinario, documentato da numerosissime testimonianze video (“Esiste anche una cassetta che documenta i fatti della Diaz ma è stata posta sotto sequestro e poi è sparita”) e anche in Diaz ci sono dei momenti in cui si interrompe la narrazione per lasciare spazio a immagini e sequenze di repertorio: “La commistione fra i due elementi fa sì che la presa di coscienza del passaggio di dimensione sia graduale, per me è anche un suggerimento di un metodo di lettura dei fatti per lo spettatore. La più grande paura quando si gestisce materiale reale è che il repertorio sia più interessante o più bello di quello che si sta riproducendo!” afferma Vicari.

In molti si chiedono quali siano stati i rapporti con le varie parti chiamate in causa dal film: non si sono verificati tentativi di intralcio alla produzione ma la polizia – malgrado gli fosse stata proposta la lettura della sceneggiatura – non ha mai dato risposta ai vari tentativi di dialogo. Lo script invece non è stato offerto a coloro che all’epoca dei fatti gestivano il Genoa Social Forum: “non volevamo farlo leggere a tutti” spiega Procacci “Mettere d’accordo tutti porta sempre a dei condizionamenti”.

Fra i criteri di selezione nella fase di casting pare ci fosse anche il coinvolgimento emotivo degli attori nei confronti della vicenda e di certo risponde a queste caratteristiche il genovese Ignazio Oliva, che nel 2001 partecipò alle manifestazioni nella sua città e che durante il blitz era proprio fuori dalla scuola Diaz: “I giorni del G8 sono stati i più brutti della mia vita” racconta “La ferita a Genova è ancora apertissima” gli fa eco il concittadino Davide Iacopini e in effetti alla prima proiezione italiana del film tenutasi a Genova la reazione del pubblico è stata “un’implosione invece che un’esplosione” ricorda Vicari “le persone si sono alzate silenziosamente e in molti ci sono venuti a ringraziare”

Claudio Santamaria, che nel film interpreta uno dei componenti del VII Reparto mobile racconta l’approccio al suo ruolo: “Da attore giustifico ogni aspetto del mio personaggio ma era davvero difficile rivedere le scene nel monitor”. “Il mio personaggio è esemplificativo del caos di quei giorni” prosegue Alessandro Roja, anche lui poliziotto sullo schermo “Sono orgoglioso di essere parte di questo film, ma contemporaneamente mi vergogno, avrei voluto raccontare una pagina più onorevole del mio Paese”.

A conclusione della conferenza stampa è intervenuto Mirko Carletti, dirigente sindacale Silp-Cgil che in virtù della sua posizione ha potuto eludere le disposizioni della già citata circolare ministeriale “Questo film è importante perché in questi anni ci eravamo addormentati un po’ tutti, forse per colpa di un ‘Truman Show‘ televisivo che, da Distretto di polizia a Don Matteo, ci ha distratti e fatto vedere la polizia in maniera diversa. Diaz dà l’occasione di parlare di Genova guardando avanti e chiedendoci quale modello di ordine pubblico vogliamo per questo Paese”.

In attesa di sapere se Domenico Procacci riuscirà a mostrare il film al Ministro dell’Interno (“abbiamo dei contatti, ma non siamo ancora riusciti a ottenere delle risposte”), il 15 maggio Diaz verrà proiettato a Bruxelles per il Parlamento Europeo: il pubblico italiano invece lo trova nelle sale dal 13 aprile.

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