Titanic 3D di James Cameron

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Titanic 3D di James Cameron

IL 3D “Naturale” di Cameron

titanicTitanic di James Cameron è sempre stato un film in 3D.

E’ un’affermazione che potrebbe sembrare provocatoria ma in realtà troverebbe subito conferma in un’analisi minimamente attenta del linguaggio filmico del regista canadese. Che è sempre stato vorticoso, iperbolico, sconfinato, ossessionato dal senso di meraviglia che il cinema può suscitare nello spettatore.

La visione cameroniana (appena abbozzata nel primo Terminator e poi, da Aliens in poi, sempre migliorata e perfezionata) si concretizzò nella sua forma più compiuta con Titanic, struggente epitaffio alla morte della tecnologia (il mito del “vero” Titanic) celebrato con tutto ciò che la tecnologia cinematografica poteva offrire quindici anni fa. E se la distruzione è il tema che maggiormente ha ossessionato James Cameron nel corso degli anni, ecco allora che il linguaggio più adeguato per metterla in scena è stato quello di una visionarietà sfrenata e lanciata, film dopo film, verso il limite estremo possibile al cinema in quel dato periodo (gli esperimenti sulla CG in Terminator 2, i folli budget di True Lies, Titanic, Avatar).

Riusciamo così a comprendere più facilmente come tutto il cinema di Cameron, e soprattutto il capolavoro Titanic, sia sempre stato in 3D. Ce lo dicono il suo senso dello spettacolo, la sua ricerca della profondità di campo, l’attrazione per il meraviglioso: non è una questione di tecnologia utilizzata ma, ce lo ricorda il Méliès tridimensionale di Hugo Cabret, di linguaggio.

Da grande teorico qual è, James Cameron ha quindi approcciato la nuova moda della conversione stereoscopica di film in due dimensioni con notevole intelligenza: ha semplicemente accentuato con misura l’effetto tridimensionale già concettualmente presente nella versione del 1997 realizzando un lavoro di encomiabile coesione. Durante la visione ci si dimentica quasi di trovarsi davanti ad una proiezione tridimensionale tanto è sottile e per nulla invadente il lavoro svolto.

Dato che il 3D è servito a Cameron per realizzare il suo primo film di “costruzione” (il pianeta Pandora di Avatar) in Titanic, il suo capolavoro di distruzione, si è intelligentemente limitato a rendere esplicito il 3D già presente, a livello di scelte stilistiche, nel Titanic del 1997. Usarlo per ampliare l’effetto di profondità sarebbe stato, oltreché probabilmente impossibile, un gesto autolesionistico.

Così, regolati ancora una volta i conti con l’industria (immaginiamo le pressioni fatte al regista affinché riconvertisse in tre dimensioni il suo blockbuster) il Titanic può tornare in sala, lasciando però intatta la coerenza autoriale di James Cameron.

E possiamo ammirare nuovamente l’irresistibile classicismo fuori dal tempo della storia d’amore tra Jack e Rose, in realtà un semplice pretesto per uno degli esercizi di visionarietà delirante più stupefacenti del cinema degli ultimi trent’anni.

La ricostruzione del Titanic in scala naturale, l’ora e mezza di film che il regista impiega per fare a pezzi il suo set e mandare a morte l’intero cast, il finale di geniale derivazione kubrickiana (con Rose che, come Jack Torrance nell’Overlook Hotel, prende il posto che le spetta tra i fantasmi del Titanic), la grande capacità di aprire il suo film ad infinite possibilità di analisi (sociologica, storica, narratologica, meta cinematografica) ci dicono di un talento straordinario e di un film che sembra addirittura migliorare con il tempo.

Nel 1997 fece la storia del cinema. Rivederlo in sala sarà l’ulteriore occasione per capirne i perché.


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