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Four Magazine Intervista La Fame di Camilla

La Fame di Camilla è un gruppo indie pop italiano nato a Bari nel 2007, componendo le prime canzoni in italiano e albanese, lingua madre del cantante Ermal. Dopo il successo nel 2009 con l’album “Buio e Luce” e la partecipazione,un anno dopo,al festival di Sanremo, la band pugliese è tornata con “L’Attesa”,loro secondo album di inediti.

Domanda di rito: come mai avete scelto proprio questo nome?

“L’ Attesa” è allegoria di una condizione esistenziale che è propria della nostra generazione. Che e’ li’ in attesa che le cose cambino, ma che spesso non fa nulla perché ciò avvenga. Il nostro è un invito a fare qualcosa, ad abbandonare questa condizione di immobilismo, a riprenderci il nostro futuro.

Come è stato il vostro incontro?da quanto vi conoscete?

Ci siamo conosciuti per caso in un negozio di strumenti musicali. Ad agosto facciamo cinque anni insieme.

Avete cominciato a Bari nel 2007, siete stati eletti migliore band della stagione 2007-2008, nel 2009 avete pubblicato il vostro primo album e nel 2010 avete partecipato a Sanremo.Quanto sono cambiate le vostre vite da allora? E il rapporto con i fan?

Sicuramente e’ aumentato il numero dei live e di conseguenza il numero di giorni lontano da casa. Il rapporto con i fans era gia’ molto bello prima ed è cresciuto insieme alla nostra crescita. Abbiamo uno splendido rapporto con loro, un filo diretto da quando suoniamo insieme.

“L’ Attesa”, vostro secondo album, è sicuramenre più completo rispetto a “Buio e Luce”. Da cosa deriva questo giro di boa? Vi sentite più maturi?

“Maturi” non possiamo dircelo noi che suoniamo, è una definizione che deve dare chi ci ascolta. Molti stanno definendo questo come il disco della maturita’ e la cosa ci fa piacere. Sicuramente c’è stato un processo di crescita rispetto all’album precedente, ma come ci aspettiamo che avvenga ad ogni passo discografico del nostro cammino musicale.

Quando avete scritto le canzoni di “l’Attesa”?

Le canzoni Dell ‘ Attesa sono nate durante il “buio e luce tour” tra una camera di albergo e l’altra, in furgone, sui palchi in giro per l’Italia.

Quanto c’è di personale nell’album?Qual è la canzone che preferite?

Un disco e’ come un figlio per cui dentro c’e’ molto di personale. Storie di vita vissute personalmente, sentimenti, stati d’animo ma anche tutto cio’ che ci appartiene, il nostro modo di vedere la realtà e tutto ciò che ci circonda. Proprio per questo è difficile preferire una canzone piuttosto che un’altra. Probabilmente “rivoluzione” è quella che meglio incarna lo spirito de “l’Attesa” di cui parlavamo prima.

A quali artisti vi ispirate?

Ascoltiamo molta musica, soprattutto nord europea dai Radiohead ai Sigur ros passando per i kashmir e kent per cui, più che ispirarci, e’ inevitabile che qualcosa finisca tra le nostre note.

Sanremo è stato sicuramenre un grande trampolino di lancio. Vi ha arricchito? Rifareste questa esperienza?

Moltissimo sia perché ci ha permesso di suonare su un palco prestigioso e farci conoscere in tutta Italia sia perche’ ci ha permesso di incontrare il nostro produttore Fabrizio Barbacci. Sanremo ti offre una grande visibilità, tutti lo snobbano ma poi tutti lo fanno, per cui, anche se e’ una dimensione che non ci appartiene molto, probabilmente lo rifaremmo.

Avete altri progetti nei prossimi mesi?

Adesso siamo in tour e lo saremo almeno fino alla fine dell’anno. Contemporaneamente la scrittura non si ferma e quando siamo a casa ci chiudiamo in studio e scriviamo robe nuove.

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