ROMANZO DI UNA STRAGE DI MARCO TULLIO GIORDANA

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Giordana Racconta Piazza Fontana con un Film Solido e Composito

La strage di Piazza Fontana è una delle pagine più tragiche e controverse della storia dell’Italia dal dopoguerra: sono le 16.37 del 12 dicembre 1969 quando esplode una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, uccidendo diciassette persone e ferendone ottantotto. Questo terribile attentato si colloca all’interno di una lunga, complessa e intricatissima fase nella vita della Repubblica e la ricerca dei colpevoli, la ricostruzione veritiera dei fatti e la risoluzione del caso è stata tutt’altro che semplice o lineare: infatti a dispetto della drammatica importanza di questi fatti, la disinformazione su questa pagina della storia recente è stata senz’altro protagonista assoluta. A più di quaranta anni da quegli avvenimenti luttuosi Marco Tullio Giordana – che già in passato non aveva certamente celato la sua naturale predisposizione per le traduzioni cinematografiche di analisi storico-sociali – torna a piazza Fontana per raccontare cosa accadde in quel pomeriggio di dicembre e nei tumultuosi giorni, mesi e anni che seguirono, ispirandosi alle ricostruzioni e alle valutazioni di Paolo Cucchiarelli, raccolte nell’inchiesta Il segreto di piazza Fontana.

Romanzo di una strage è un film composto e composito, un’opera solida che nasce dalla consapevolezza registica e narrativa di un cineasta che conosce i propri punti di forza e che ha imparato a gestirli al meglio: il regista è entusiasta del suo ultimo lavoro (“Questo è un grande film!” esclama soddisfatto nel corso della conferenza stampa romana), conscio di aver portato sullo schermo un prodotto senza dubbio incisivo pur nelle sue imperfezioni.

“Sentivo il bisogno di dire ciò che non era ancora stato detto, una verità non raccontata” afferma Giordana (non a caso il sottotitolo con il quale si presenta il film è proprio La verità esiste), che si richiama esplicitamente alla denuncia diretta e accorata di Pier Paolo Pasolini che nel 1974 sul Corriere della Sera scriveva “Io so, ma non ho le prove”: il film si prefigge l’obiettivo di ritrovare un filo narrativo ed esplicativo degli eventi attraverso un percorso lineare che segue i vari indizi reali che sono emersi nel corso degli anni, senza però affidarsi esclusivamente a una lettura del caso storicamente asciutta. Giordana infatti cerca di restituire allo schermo uno sguardo umano (ma non necessariamente emotivo) ai fatti, imperniando lo sviluppo della narrazione su due figure chiave della vicenda, da un lato il commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea), dall’altro l’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino): pur non inseguendo il patetismo o la suggestione empatica, il regista dimostra di riuscire a percorrere con grande carattere un sentiero che si inerpica nell’impervio territorio dell’elaborazione di un lutto e di un trauma collettivo, di una serie di tragedie personali ma più in generale l’ulteriore perdita di innocenza di un’intera nazione alle prese con uno shock non solo emotivo ma anche etico. Romanzo di una strage (il cui titolo si rifà al già citato scritto pasoliniano Il romanzo delle stragi) è in questo senso un grande affresco corale nel quale si incontrano e scontrano caratteri diversi, che sfrutta una ben articolata gestione della tensione che però non insegue il climax del colpo di scena:“Non sarei riuscito fare questo film in passato, avevo bisogno di raggiungere un certo grado di maturità artistica, di esperienza” confessa Giordana “Non sarei stato in grado di liberarmi dei miei pregiudizi e poi quando si affrontano vicende così complesse bisogna avere la capacità di mettersi nei panni di tutte le parti, di tutti i ruoli: serve un approccio shakespeariano”.

Ed effettivamente il regista si dimostra abile nel mescolare il piano analitico della riflessione artistica agli schemi della scienza politica, complice una sceneggiatura robusta (scritta a sei mani con Sandro Petraglia e Stefano Rulli) che ricostruisce minuziosamente l’avviluppata rete di dati, informazioni e riflessioni sul tema senza appesantire l’aspetto meramente narrativo della pellicola. Pregio da non sottovalutare di Romanzo di una strage è infatti l’estrema godibilità del racconto che malgrado l’inevitabile sovraffollamento di informazioni e situazioni riesce a coordinare il suo sviluppo: d’altronde secondo Giordana fra gli obiettivi cruciali del film vi è sicuramente quello di colmare le lacune di conoscenza dei fatti del dicembre 1969 anche ai più giovani, o più generalmente a tutti coloro che per motivi anagrafici (ma non solo) non ne hanno avuto un’esperienza diretta (“La strage di piazza Fontana non può più essere un punto interrogativo, qualcosa di perlopiù sconosciuto” ha affermato il regista).

Inutile sottolineare che anche stavolta si è abbattuta sul film una prevedibile tempesta di polemiche (perlopiù preventive), a ulteriore riprova di quanto sia complicato in questo Paese decidere di restituire visibilità alle ombre più oscure della storia recente e a questo proposito acquista ancora più importanza un’operazione come quella di Marco Tullio Giordana, a prescindere dai meriti cinematografici. La strage di piazza Fontana e le sue tante verità sovrapposte arrivano al cinema con un’opera solida che forse non sempre riesce ad affermare il proprio respiro cinematografico (c’è anche molto dell’immediatezza del linguaggio televisivo di qualità, su modello de La meglio gioventù) ma che sa raccontare con rigore una pagina illividita della storia che ha lasciato non poche eco e ripercussioni sulla scena politica e sociale italiana.

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