Il giro del mondo in 80 giorni. Il viaggio dei MK al Palladium

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Il giro del mondo in 80 giorni. Il viaggio dei MK al Palladium

Il primo appuntamento con la danza al Palladium è stato sabato 31 marzo con ll giro del mondo in 80 giorni della compagnia MK, rivisitazione contemporanea del viaggio e del mondo tramite la danza, che diventa un mezzo espressivo ma anche mezzo di circumnavigazione del globo.

Punto di partenza è il romanzo di Jules Verne che dà il titolo allo spettacolo, racconto di un imperturbabile viaggio attorno al mondo in mezzo a imprevisti di ogni tipo, e libro premonitore del turismo globalizzato dei nostri giorni. Tra le maglie dell’avventura si scoprono molte delle problematiche attinenti al corpo scenico “posto com’è in un costante disequilibrio tra qui e altrove, che definisce la presenza.”

Un palcoscenico vuoto, un ballerino (o atleta) avvolto in un paltò di finta pelle armeggia due fluttini, musica spettrale da survival horror giapponese, fumo che invade la platea, pubblico asfissiato che cerca di sopravvivere alle esalazioni: così parte il giro del mondo in 80 giorni di Michele di Stefano.

Una partenza, così come l’arrivo, per niente entusiasmante.

Dopo un annuncio urlato in francese, lingua sconosciuta ai più ma ugualmente incomprensibile ai conoscitori, lo spettacolo si ingarbuglia in una narrazione tediosa e lenta, nonostante la coreografia da paziente defibrillato. La coreografia, per l’appunto, troppo difficile da capire; il linguaggio del corpo, la comunicazione non verbale, la gestualità dei personaggi non lanciano input per comprendere ed apprezzare il senso originale di questo viaggio teatrale che circumnaviga il mondo.

Nessun leitmotiv uniforme in questa rappresentazione dai movimenti veloci, meccanici, ripetitivi,  monotoni. La confusione non ha permesso la riflessione. Perché sullo skateboard c’era una pianta? Perché l’invasione delle palline da golf? Perché il giocatore non le ha colpite tutte? La bandiera sul palco quale nazione rappresentava? Cosa ha spinto i registi a distruggere l’olfatto degli spettatori con il fumo nero e pestilenziale?

Tutto ha ruotato intorno al corpo atletico maschile e femminile, nessun confronto con la diversità delle culture e delle civiltà. Eppure il titolo parla chiaro, parla di mondo, mentre in questa trasposizione, ciò che doveva risaltare, ovvero la diversità, diventa un elemento secondario e decorativo.

Non ha trasmesso nulla questo “esperimento” teatrale dal tentativo comunicativo troppo misterioso. Un applauso timido ed incerto saluta gli artisti sfiniti; sarà per il fetore della sala dovuto al fumo, sarà per il prima serata rovinato, gli spettatori non hanno aspettato la seconda uscita degli artisti.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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