E’ NATA UNA STAR? DI LUCIO PELLEGRINI

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E’ NATA UNA STAR? DI LUCIO PELLEGRINI

Pellegrini Adatta Nick Hornby Come una Piacevole Scampagnata

Si prenda un racconto di Nick Hornby e lo si mescoli con la commedia all’italiana degli ultimi tempi. Il risultato sarà, quasi senza sforzo alcuno, un gran successo almeno sulla carta. Quella alla base di È nata una star? è, in effetti, una sorta di operazione zero rischi che unisce le parole di uno scrittore forte al cinema tanto quanto in libreria con uno dei filoni nostrani più ricchi degli ultimi anni e, per non sbagliare, condisce il tutto con due protagonisti molto amati e un regista che sa il fatto suo.

Lo spunto semplice ma non banale, una madre scopre che il figlio scapestrato ha girato un film porno, è allora il pretesto gioioso per dare il via ad una macchina filmica solida, in grado di portarti dove vuoi, ma forse più dove vuole, in un tempo ragionevole e senza incidenti di percorso. Una sorta di utilitaria della commedia. Forse il comfort, però, non è dei migliori.

La voce narrante di Luciana Littizzetto non rende giustizia alla sua interpretazione così spontanea e realistica appesantendola, e qualche scena, per quanto divertente, ha nel gusto stesso di girarla la sua principale ragion d’essere. L’insieme nonostante tutto comunque cammina incurante del traffico sugli schermi e degli altri titoli in cartellone. Lo sguardo alla problematica al centro del racconto, quel dubbio che prima o poi assale tutti circa l’effettiva conoscenza che abbiamo delle persone con cui condividiamo la vita, è allora più divertito che divertente; e non perché le risate manchino.

Battute ad effetto, vicini spioni, situazioni surreali, una recita scolastica di una classe multietnica, ricchi borghesi estrosamente esauriti e persino un balletto. Ovviamente, poi, risponde presente all’appello di Pellegrini anche qualche scena un po’ più scollacciata, mai volgare per carità, tocco comico nel quale noi italiani siamo esperti fin dai tempi del Boccaccio. Fa capolino persino un accenno di critica sociale, sempre molto ironica, molto leggera e, a ben guardare, molto superficiale. Come se si stesse leggendo un libretto di istruzioni sembra quasi che ogni elemento sia stato messo appunto più per via delle indicazioni di un prontuario, un po’ personale un po’ populista, che per un’effettiva motivazione pregnante.

Il film allora scorre veloce con il cast tutto in parte, davvero bravo il figlio d’arte Pietro Castellitto, e alla fine si è pronti a tornare nel proprio garage dopo una scampagnata piacevole resa ancor più spensierata da una fotografia che predilige i colori caldi e dall’ambientazione indefinita, a volte un po’ fiabesca. Un girotondo allegro che, però, non è di certo una supernova.

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