Fai Bei sogni Un Romanzo autobiografico –
La perla di Gramellini

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Fai Bei sogni Un Romanzo autobiografico –
La perla di Gramellini

Fai Bei sogni Un Romanzo autobiografico di Massimo Gramellini.

“Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione”.

I suoi sogni il piccolo Massimo non è riuscito a realizzarli serenamente. La sua mamma prima che si addormentasse gli ripeteva: “Fai bei sogni, piccolino”. E fino a che lei era accanto a lui, ci riusciva. Poi, quando se ne è andata, la sua vita è cambiata per sempre. Su Massimo si è abbattuto un macigno che, per molti anni, gli ha impedito di sollevare i talloni da terra, di tenere il naso all’insù, e di volare, leggero, verso la felicità. Massimo, pur di non soffrire, si è negato la possibilità di vivere a pieno. Comportamento assai singolare per un giornalista. Ma un cronista di razza è prima di tutto un uomo. Ed è proprio l’ umanità che fa la differenza nei pezzi di Massimo Gramellini, editorialista e vicedirettore de La Stampa, nonché autore del romanzo autobiografico “Fai bei sogni”.

Gramellini, con il suo stile inconfondibile, poetico, ironico, caustico e mai banale, racconta il male di vivere. Narra la storia di una rimozione. Per anni il giornalista torinese si è rifiutato di accettare la verità sulla morte della madre. Ma la scrittura, arma a doppio taglio per chiunque la pratichi seriamente, è venuta in suo aiuto. Si è tuffata negli abissi del suo io e ha tirato fuori la perla più preziosa. Ha svelato la Verità e ha indotto il piccolo Massimo ha mettere nero su bianco ciò che da sempre sapeva. Ne “L’ultima riga delle favole”, in un romanzo depositato in un cassetto per anni – peraltro il primo romanzo pubblicato da Gramellini per Longanesi -, Massimo, orami adulto, ha narrato i fatti come sono andati realmente e non come glieli avevano sempre raccontati. Ma senza l’intervento di Madrina, la migliore amica della madre, avida lettrice di romanzi gialli, il protagonista non avrebbe mai avuto il coraggio di guardare in faccia il suo demone.

“Succede a noi che ospitiamo Belfagor nello stomaco. Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione, spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la visione del mondo (…). L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni”.

Chi è rimasto deluso dalla prima prova letteraria di Gramellini, si ricrederà. “L’ultima riga della favole” era solo una tappa del viaggio, un mezzo per giungere alla piena realizzazione di sé, come uomo e come scrittore. Se non si fosse liberato del peso che l’opprimeva, che gli impediva di volare, l’autore non avrebbe mai potuto partorire il testo che i lettori delle sue rubriche sulla Stampa attendevano. Se Gramellini non avesse fatto pace con il piccolo Massimo e, soprattutto, non avesse perdonato la mamma e capito il padre, sarebbe rimasto un grande scrittore in potenza. Vita e letteratura spesso coincidono. E mai come in questo caso l’una influenza l’altra. La scrittura per Gramellini è stata terapeutica e la lettura del suo testo potrebbe esserlo altrettanto. “Fai bei sogni” è un manuale per chiunque abbia il terrore di lasciarsi andare e di inseguire, senza angosce e sensi di colpa, la propria naturale inclinazione alla felicità. Il racconto autobiografico di Gramellini è una lettura appassionante, a tratti dolorosa, ma necessaria. Un’ottima medicina per gli animi inquieti alla costante ricerca di se stessi.

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