Riflessioni dal Cielo, Meditazioni in Terra: Arte Moderna Calligrafica dal Mondo Arabo

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Riflessioni dal Cielo, Meditazioni in Terra: Arte Moderna Calligrafica dal Mondo Arabo

Riflessioni dal Cielo, Meditazioni in Terra: Arte Moderna Calligrafica dal Mondo Arabo

Duemila anni fa, Plutarco, scrisse che “la pittura è poesia silenziosa”. Secoli dopo, gli artisti islamici diedero una connotazione araba a queste parole basando i loro capolavori sulle sinuose linee delle lettere arabe, formando con essere opere d’arte, rendendo la calligrafia una vero e proprio stile.

La mostra, “Riflessioni dal Cielo, Meditazioni in Terra: Arte Moderna Calligrafica dal Mondo Arabo accolta ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, fino al 10 Giugno, racconta questo stile unico radicato nella storia culturale araba, ma adattato al presente. Le 75 opere in esposizione, provenienti dalla Jordan Nation Gallery of Fine Arts, infatti, sebbene rientrino nella categoria dell’arte contemporanea, risalgono le loro origini a quindici secoli fa, quando la scrittura araba diventò una forma artistica autonoma, con le proprie regole, classificazioni e varianti.

In effetti l’arte calligrafica presenta due tematiche principali, il Sacro, trasformando le citazioni tratte dal Corano in immagini intrecciate ricche di significati spirituali. Il Profano, di natura laica, che si divide a sua volta in socio-politico, come i messaggi del palestinese Kamal Boulata, che utilizza le sue opere come veicolo di critica sociale, e i soggetti letterari modellati dalle mani dell’irakeno Hassan Massoudy, con le poesie di Omar Al Khayyam in un profilo di donna.

Per quanto riguarda il tema decorativo si tratta solitamente di rielaborare la configurazione estetica dei caratteri arabi in modo astratto così da diventare un elemento grafico della composizione. Il potere della lingua e dei suoi significati traslati, delle lettere e della scrittura araba, segni grafici che fluiscono dall’esterno verso il cuore, snodandosi da destra verso sinistra, in mostra sotto il patrocinio di Sua Maestà la Regina Rania Al Abdullah di Giordania, che conclude: “il senso della mostra è proprio questo: non dipinti poeticamente silenziosi, ma un’amicizia che parla più forte delle parole.”

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