ALLA FINE DI UN GIORNO NOIOSO
SAVIANO mesi fa aveva parlato di infiltrazioni mafiose al Nord, MASSIMO CARLOTTO idealmente conferma con Alla fine di un giorno noioso.
Il protagonista è Giorgio Pellegrini, già presente in ‘Arrivederci amore, ciao’. Il nuovo romanzo è infatti un sequel, una vicenda che avviene 11 anni dopo il suo status di rapinatore, ladro, stupratore e assassino, per dimostrarsi ‘vincente’.
E’ il Veneto contemporaneo che è composto da un blocco di potere definito: le varie unioni industriali, i Padanos, come sono chiamati nel romanzo, e i sindacati. “Nessuno è particolarmente simpatico all’altro, ma sono le reciproche convenienze a cementare le loro alleanze”, afferma uno dei personaggi. Ma alla fine sono solo “giorni noiosi”, in cui tutto scorre uguale, almeno in superficie.
Carlotto torna nei panni di Giorgio Pellegrini.
Lo avevamo lasciato mano nella mano con Martina, la donna in grado di riportarlo alla vita tranquilla dopo la morte di Roberta, e scampato al carcere grazie all’intercessione dell’avvocato Sante Brianese.
Lo ritroviamo sposato e sempre legatissimo a Martina, proprietario di un locale in una qualsiasi città veneta, la Nena, che si rivela subito una copertura comoda per attività illecite. È opera dell’avvocato Brianese, divenuto nel frattempo onorevole, sia l’attività di scouting di Pellegrini nei confronti di giovani escort straniere, sia il suo ruolo di raccordo tra i “benefits” dei corruttori e la soddisfazione dei bisogni dei corrotti, che si incontrano alla Nena per incrociare le loro domande e offerte.
Ma, quando scopre di essere truffato da Brianese, arriva il momento di recuperare dignità, rispetto e soldi, e dimostrare chi è realmente Giorgio Pellegrini: il “lupo cattivo che divora Cappuccetto Rosso e s’incula la nonna e il cacciatore”.
Lo stile di Massimo Carlotto è equilibrato – anche se pure qui troviamo qualche volgarità, anche se identificata con il genere letterario – così come l’ottima storia. Il suo punto di forza è il contatto e la descrizione della realtà, che costituisce un atto di denuncia. Ma non si tratta solo di finzione.
E’ un romanzo denso e a tratti anche spavaldo.
E’ un romanzo diretto e al fulmicotone.
Un rapporto tra finzione e realtà che ricorda quello dei Promessi Sposi, storia fittizia – ma possibile e documentata in situazioni simili dell’epoca - in un contesto totalmente reale. Allo stesso modo è stato inserito il personaggio dell’onorevole Brianese, quale controparte contemporanea dell’Innominato o Don Rodrigo – i temi sono spesso universali – in cui è padrone l’arroganza e la presunzione di invulnerabilità del potere.
“Alla fine di un giorno noioso” è un vero noir, quindi aspettatevi tutto a riguardo, specialmente violenza e morti, che provocano altri morti, fino allo squallore del protagonista nei giri di prostitute, pur essendo sposato con Martina, una donna che più che moglie è quasi una schiava. Una situazione che tutti, in giro, abbiamo sentito qualche volta – o anche di più.










