REVOLUTIONARY ROAD
Il Libro di Yates Compie 48 Anni Ma Non li Dimostra

“Ricordatevi che qui non stiamo semplicemente mettendo in scena un dramma. Stiamo fondando il teatro di una comunità, ed è una cosa abbastanza importante, questa”.
La non-tragedia della famiglia Wheeler e, con loro,  uno spaccato d’America anni ’50 si apre così: con l’aspettativa fragorosamente distrutta della Compagnia dell’Alloro, metafora quantomai realistica di un mal de vivre di coppia e forse, generazionale, che non sa redimersi.

image0015 221x300 REVOLUTIONARY ROAD<br><i>Il Libro di Yates Compie 48 Anni Ma Non li Dimostra</i></br>Frank ed April, sono una giovane coppia di trentenni, che vivono nei sobborghi benestanti di New York; coltivano con ingenua ipocrisia ideali di anticonformismo che, ad un certo punto sfoceranno nell’alito di una vita parigina dalle sfumature bohémienne. Inutile dire che il tanto agognato viaggio in Europa non si realizzerà mai e che la loro vita scorrerà lenta e inesorabile, tra liti furibonde, treni per pendolari, serata coi vicini e figli mai effettivamente voluti, fino al tragico epilogo.

Non stupisce che pure Hollywood, nello specifico Sam Mendes già regista di “American Beauty”, abbia percepito le potenzialità dello scritto di Yates, tanto da farne un film. Lo scrittore delinea con tratti lievi ed eleganti, uno spaccato di realtà da pugno nello stomaco: l’American Dream muore qui e per sempre sotto il peso delle illusioni che ha contribuito a edificare.

Revolutionary Road, edito per la prima volta in Italia da Garzanti nel 1964 con il titolo “I non conformisti”, è riproposto nel 2003 dalla casa editrice indipendente romana, Minimum Fax nella collana I Quindici.

Richard Yates ha l’intuizione giusta, quella lampadina che si accende, già nel 1961, quando percepisce che i valori e le basi su cui si fonda la middle class americana puzzano di ipocrisia, che le nevrosi  soffocate in fiumi di alcol in salotto coi vicini, reprimono il sentimento di disgusto per una vita volta più all’apparire che all’essere.
E quando come, April e Frank, si è consapevoli di ciò, è ancor peggio perché non c’è redenzione per  i deboli.

Se nell’adattamento cinematografico è il personaggio di April ad essere sviscerato e concluso con più precisione ( merito anche della magnifica interpretazione di Kate Winslet ), nel romanzo è Frank che seguiamo passo passo in un incedere inesorabile verso l’autocommiserazione.

I personaggi di contorno sono ineccepibili fiancheggiatori di un quadro che scivola nella più perfetta delle tragedie lasciando nel lettore il gusto beffardo di non aver assistito ad alcun evento.

Quanto di più attuale ed emblematico si possa scrivere.


Comments are closed.